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L’uomo cerca la stanza più bella del vecchio palazzo


Man looks for the most beautiful room in the old planet building. The artist repaints the walls, he changes tapestries, paintings, and sculptures being confident of his control on that same building that actually owns him. But he has no support to raise a new one; he adds materials letting its foundations get old to its collapse. He burns and lives again like a phoenix, instead of making a fresh start changing into a new pillar and reestablishing the art language, beginning with the timbre, the stroke, in order to meet his own uniqueness. We must turn the alleged tolerance that simply means “almost equal”, into a system that creates / seeks respect, revealing a biocultural model that can transform accidents into pillars of life itself, keeping in mind that any selection can change the world … and if the bricks crumble, it clearly means that you need to replace them.

L’uomo cerca la stanza più bella del vecchio palazzo. L’artista ridipinge pareti, cambia arazzi, quadri e sculture credendo di controllare la costruzione che in realtà lo possiede. Ma non ha sostegno per costruire un nuovo edificio; aggiunge materia visibile, lasciando che le fondamenta invecchino fino a crollare. Brucia e rivive come una fenice, dovrebbe piuttosto fare tabula rasa, diventare pilastro e rifondare il linguaggio, partendo dal timbro, dal tratto, incontrando la propria unicità. Bisogna trasformare la società della tolleranza per il “quasi uguale”, in “organismo” che crea/cerca rispetto, svelando un modello bioculturale che innalzi gli accidenti a colonne della vita stessa, ricordando che ogni selezione può cambiare il mondo … e se i mattoni si sgretolano, significa chiaramente che bisogna sostituirli.

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