Due donne basse

Due donne nel tentativo di essere qualcosa


In alto, la proiezione di una finestra. È un’apertura al fuori nella quale le donne guardano? E’ un occhio che guarda dentro le loro vite? Perché le immagini cominciano a scorrere? E’ forse una televisione che invade la vita privata delle due donne affermando al tempo stesso di essere neutrale? Passaggi indifferenti di persone per strada, alla stazione. Immagini oniriche in momenti di crisi. Pochissimi elementi presentano i personaggi: le borse, i cappelli, gli spolverini neri. Tutto il racconto è affidato alla gestualità, al ritmo, alla vibrazione musicale, all’umorismo. Non ci sono parole.

C’è un sopra, c’è un sotto, ci sono – forse – un esterno e un interno. Qual è il dato di realtà? Dibattersi tra desideri inespressi perché non trovano sponda là fuori e tentare di uniformarsi senza successo, lascia emergere l’ultima presa di coscienza possibile. Essa si trova nello scollamento tra individuo e massa: è l’imbarazzo.

Due Donne Basse è l’inizio di una ricerca sul concetto di imbarazzo come categoria di consapevolezza. Sono in imbarazzo, qualcosa non va. C’è uno scollamento tra me e il fuori di me. Da quando finanche lo scandalo, che fino a pochi anni fa era occasione di rottura e cambiamento, viene usato come pane quotidiano per tenere sempre alta l’adesione alla notizia dell’ultim’ora, al parossismo, all’audience, è difficile trovare un argomento di differenziazione e presa di distanza dal modello sociale. Imbarazzo, dunque.

TWO SHORT WOMEN in the attempt to be something. Is the window projected above an opening towards the exterior that to which they are looking at? Or is it an eye watching inside their lives? Is it possible to follow a path of desires not determined by the obligation to consumption? Why the images begin flowing through the window? Is it perhaps a TV? How can a society, which is unable to protect the private sphere, claim to respect the individual and define itself free? Struggling between unexpressed desires, as they don’t find a shore in the society out there, and trying unsuccessfully to adapt: this lets emerge the highest possible awareness, located in the detachment between the individual and the mass. This is embarrassment. Humour!

Due donne Basse

Comica muta in bianco e nero.

APPUNTI PER UN PROGETTO (Teatro degli Incerti + Marco Brama)

Due donne mostrano qualcosa di sé nel tentativo di essere, aspirare al riconoscimento, sotto la proiezione di una finestra, un’apertura attraverso cui guardare fuori e dentro. Forse è possibile dare apertura alle nostre esistenze, seguire un sentiero spirituale o di desiderio, che non sia già tracciato dall’obbligo al consumo. Eppure le immagini dentro la finestra scorrono, ineluttabili, quasi fossero un occhio, uno schermo televisivo che guarda le nostre vite e mostra al contempo cosa guardare, cosa ascoltare.

H. Marcuse: Come può una società che è incapace di proteggere la sfera privata dell’individuo asserire di rispettare l’individuo e di essere una società libera? La libertà oggi è infinita, ma ristretta alla mera sfera individuale.

Sopravvivere all’interno di una società è compito non banale e non sempre affrontabile, specialmente se un essere umano non s’inserisce in un racconto, ma tenta di affermare sé stesso, completamente, egoisticamente, arrogantemente, finché le forze possono sostenerlo. Non c’è un prima, non c’è un poi. C’è un sopra, c’è un sotto, ci sono – forse – un esterno e un interno, la visione e l’azione. Che cosa è più vero? Qual è il dato di realtà? Dibattersi tra desideri inespressi che non trovano sponda nella società là fuori e tentare di uniformarsi senza successo, lascia emergere l’ultima presa di coscienza possibile. Essa si trova nello scollamento tra individuo e massa: è l’imbarazzo.

Perché l’audiovideografia.

Ciò che porta all’incontro delle due donne è il “là fuori”, la finestra, il contesto reale/virtuale portato in scena dal video. Il transfert di realtà dalla cosa alla sua riproduzione ci obbliga come spettatori, ma ancor più come personaggi, a credere all’esistenza dell’oggetto rappresentato, effettivamente ripresentato, cioè reso presente nel tempo e nello spazio. Come nelle comiche classiche abbiamo prodotto un “testo muto” perché il nostro linguaggio predilige l’azione, la danza, il ritmo dei gesti, il racconto spezzato. È l’audiovideografia che per esistere deve seguire il tempo lineare. Con le sue immagini e i suoni “contretamente astratti” guida l’azione, a cui le due donne basse si appigliano nella necessità di un momento di realtà. Ma qual è la realtà? Reale, virtuale, riproduzione, invenzione. Se in occidente fotografia, dal greco phôtòs, ci suggerisce di scrivere con la luce, in estremo oriente, il termine satsu-ei, ci ricorda che fotografare equivale a ‘raccogliere ombre’. Fotografia come luce o come ombra? Forse, semplicemente coesistenza.

Amore e delicatezza per i nostri personaggi.

I rituali con le borse, il proprio sé, sono il centro dell’azione. Prendersi carico di sé non è sempre immediato, siamo spaesati nella costruzione della nostra identità. Tendiamo a guardare la forma precostituita delle cose, scorporandola dagli accidenti, che incredibilmente e inconsciamente percepiamo come difetti, imperfezioni di un Modello. Betty abbandona la sua borsa, poi la ritrova, le chiede silenziosamente di comprenderla. Quando Wilma scivola nel fosso lascia che sporga la sua borsa. Betty arriva, vuole chiedere aiuto, ma non ce la fa perché sopraffatta dall’emozione. Wilma parla con la sua paura. Le dice, vieni, aspetta, sei sicura che si fa così? Poi conta per dimostrarle che non le tornano i conti. Il temporale, sarà il punto di scioglimento delle tensioni, dove Betty scopre finalmente di potersi proteggere. Azioni di energia ancestrale, indomita, connaturata agli esseri umani, nei momenti di necessità.

Seconda parte (da realizzare)

Il secondo atto vedrà le due donne in una situazione emotiva differente. L’audiovideografia non sarà più sfondo spaziale ma fisicamente le avvolgerà. I colori porteranno alla fiducia nell’immagine fittizia e fotografica. Emergerà la natura, in cui l’uomo ha vissuto e ancora sopravvive, un ambiente bioculturale dove Wilma e Betty, serene dentro l’idillio, vivranno la loro esperienza tra lieto fine e disastro imminente.

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