Sintonia

Sintonia nasce dal progetto Onde Audiovisive. La costante vibrazione/condizione della materia, ha ispirato l’audiovideografia, dove ogni oggetto, ogni corpo vivente, ha una specifica risonanza che genera onde percepibili con i sensi. Non importa quali sensi, perché non c’è sostanziale differenza tra un suono, un colore e la loro fonte, piuttosto tutto risponde alle stesse leggi di risonanza che si ripetono verso l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. È possibile misurare i cicli al secondo con cui vibra la materia trovando multipli e corrispondenze. Il cervello umano ad esempio, ha un suo ciclo di 7,83 Hz chiamato Risonanza Schumann, ed è proprio per sintonizzarsi con questa frequenza che sono stati accordati specificamente gli strumenti utilizzati in quest’opera. Sintonizzare la musica sulle frequenze del corpo umano produce una relazione con l’ascoltatore, anche quando vengono prodotte le armoniche, ovvero i multipli della vibrazione di base. Tutte le onde si incontrano/scontrano con l’uomo che diventa un diapason vivente. Attraverso dei calcoli matematici è possibile identificare gli “spettri” visibili degli oggetti e trovarne il corrispondente ciclo sonoro. Partendo da questo principio, luce e suono sono l’uno specchio dell’altro, come elementi dotati delle stesse informazioni e in comunicazione non-locale tra loro. In questo senso la frequenza della nota LA corrisponde all’arancione, quella del SI al giallo limone, quella del Do al verde, quella del RE al blu, quella del MI all’Indaco, quella del FA al viola e quella del SOL al Rosso. Gli studi sulle frequenze, i colori, la natura umana e il cosmo, hanno da sempre affascinato musicisti e scienziati, anche se con approcci e risultati diversi. Nel progetto “Sintonia” c’è il tentativo di unire/riunire scienza e arte, creando una bolla sonora tridimensionale in cui, il l’ascoltatore può entrare in risonanza con i suoni, traslati nei colori che riuscirà a percepire e ricreare interiormente lungo il fluire del tempo musicale, a sua volta legato al ritmo cardiaco. Questa vibrazione polifonica può allontanare il semplice spettatore da ciò che lo circonda, creando un microcosmo con la sua personale pulsazione in grado di contrastare le frequenze provenienti dall’esterno. Un confine permeabile e invisibile come i suoni, che delinea lo spazio dove rifugiarsi per allontanare la frenesia quotidiana e scoprire un modo nuovo di percepire.

I sette brani sono in realtà audiovideografie, ovvero scritture con i suoni e le immagini. Musica espansa, dove ogni brano è il colore del relativo video, dove in una stanza, due donne vivono la loro esperienza quotidiana. Solo le vibrazioni sonore possono entrare in gioco, colorando questo non-luogo parallelo. Ripresa e proiettata dall’alto, la vita nella sfera è sotto/dentro il mondo, un seminterrato da dove, di tanto in tanto, le protagoniste cercano il contatto, forse solo spinte dalla curiosità o sollecitate dalle vibrazioni sonore di cui non vedono l’origine, ma hanno paura dell’esterno e iniziano l’esplorazione della routine, del silenzio, dei segni e dei gesti, insieme alla narrazione affidata alla musica. Cambiarsi le scarpe, affacciarsi alla finestra, salire le scale, leggere, ostinarsi a bere il nulla da un bicchiere vuoto, mostrano la superficie da cui iniziare la ricerca. L’audiografia finale “Arancione”, rappresenta la nota LA, ovvero la frequenza che convenzionalmente viene utilizzata per “sintonizzare” tutti gli strumenti e le voci dell’orchestra tra loro. Qui l’artista risponde al mondo sotterraneo, attraverso la sua origine su cui si erano sintonizzate le protagoniste, Cristina Failla e MariElla Sto, materia tra la materia, che aveva completato la trasformazione iniziata con il passaggio da luce a suono e dato forma e movimento alla composizione.

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